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Mercoledì, 01 Aprile 2015 00:59

Il fattore umano nell'ospitalità

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Il fattore umano nell'ospitalità

Nonostante il ruolo sempre più preponderante della tecnologia nella nostra vita quotidiana e nelle attività lavorative, il fattore umano è sempre la chiave che fa la differenza, soprattutto nell'ospitalità e aldilà delle competenze acquisite attraverso una formazione adeguata e specifica. Ne parliamo con Sonia Tatar CEO di Les Roches Worldwide, istituto internazionale per la gestione dell'ospitalità situato in Svizzera.

D- Quanto e come l'aspetto fattore umano rientra nella formazione?

R- Per noi di Les Roches il fattore umano è imprescindibile e non c’è tecnologia che possa sostituirlo, nonostante essa faccia parte della nostra vita quotidiana. Per questo, prepariamo i nostri studenti  a gestirla come strumento utile nel proprio lavoro, supporto indispensabile nell’era di internet. Ad esempio,  abbiamo ricostruito delle reception nel nostro istituto, dove gli studenti possono prendere confidenza con i sistemi di registrazione e GDS; nelle classi si esercitano con sistemi per prenotare e inviare gli ordini  online e utilizzano app e tablet. Inoltre, abbiamo recentemente introdotto un sistema di connessione tra i campus di Bluche e Marbella, il global classroom connectivity, che permette agli studenti dei due campus di interagire in tempo reale durante i corsi e lavorare insieme a progetti congiunti.

Tuttavia, per noi rimane fondamentale trasmettere ai nostri studenti l’importanza di sviluppare relazioni interpersonali e di fare esperienza sul campo, apprendendo le competenze dal basso: sono questi gli elementi che permetteranno loro di diventare professionisti nel settore dell’ospitalità e rendere unica l’esperienza dei propri ospiti. 

D- Quali sono i segnali e le richieste che vi arrivano dal mondo alberghiero e, in particolare da quello italiano?

R- Il mercato alberghiero italiano ha un’eredità basata sull’hotel a conduzione famigliare, che potremmo definire “boutique hotel”: molte delle richieste che ci arrivano quindi dall’Italia sono rivolte alla gestione di realtà di piccole dimensioni, appartenenti alla stessa famiglia, dove spesso generazioni diverse s’incontrano per condurre insieme la proprietà. Può capitare quindi che vi siano diverse prospettive, a volte anche in conflitto, che devono essere mediate. Senza contare anche la presenza di persone esterne alla famiglia, coinvolte nell’attività. Si tratta di una dimensione complessa ma estremamente interessante e in evoluzione.

In questa prospettiva, il marketing è molto richiesto, e sono soprattutto i giovani a puntare sulla comunicazione e il marketing: un elemento molto positivo e che vede le nuove generazioni acquisire consapevolezza sulle grandi opportunità che offre questo settore.
 
D- Quali sono le aree di maggiore interesse per gli studenti e quelle di più forte presidio per Les Roches?

R- Il percorso di studi classico si articola in tre anni: due di corsi introduttivi di base, seguiti da un anno di specializzazione per approfondire competenze e tecniche specifiche. Tra queste, la specializzazione in imprenditorialità è molto apprezzata dagli studenti, scelta soprattutto anche nella prospettiva di portare avanti il business famigliare; anche “Marketing” e “Gestione eventi”, che comprende il settore MICE, sono molto richieste dai nostri studenti. Vanno molto bene anche “Finanza” e le nuove specializzazioni introdotte più di recente, “Innovazione e Sostenibilità” e “Spa and Health Management”, un settore più di nicchia ma che sta prendendo sempre più piede anche in Italia.

L’impronta internazionale di Les Roches è un altro fattore di scelta molto importante, non solo per gli studenti, che grazie al corso di laurea in Global Hospitality Management possono studiare nei campus Les Roches in Svizzera, Spagna e Cina, ma anche per le aziende. Secondo un nostro sondaggio, infatti, il 50% delle aziende del settore lusso cercano persone che abbiamo una visione globale e un’esperienza internazionale alle spalle.

D- Se è vero che l'ospitalità è femminile, quale posto riserverà il mondo alberghiero alle donne?

R- Dalla nostra prospettiva, stiamo assistendo a una costante crescita della presenza femminile tra il nostro corpo studenti, che fa supporre che il divario con la componente maschile verrà presto colmato. La percezione che il settore dell’ospitalità non sia adatto alle donne, infatti, sta via via svanendo, a fronte dello sviluppo di nuove aree: un esempio è quello delle spa e del turismo del benessere, in cui le donne sono molto presenti.

Da recenti studi, emerge inoltre che le studentesse hanno risultati accademici migliori dei loro colleghi maschi. In generale, ciò che è importante in questo campo è la capacità empatica e quella di far sentire l’ospite a suo agio. Personalmente, penso che il divario di genere non sia dovuto al livello di competenze ma a una questione di scelta di vita, privata e professionale, da parte di molte donne.

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