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Giovedì, 15 Settembre 2016 11:50

Essere donna nel Turismo è un'impresa? Scenario attuale, opportunità ed esperienze, a cura di Valeria Minghetti, CISET

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Mappe mentali per l'imprenditoria femminile. Bonucchi e associati Srl Mappe mentali per l'imprenditoria femminile. Bonucchi e associati Srl

 

“Il turismo è donna”: una frase sentita spesso, che sottolinea come il turismo sia uno dei settori economici dove l’impiego di risorse umane femminili è tra i più rilevanti, non solo in Italia ma a livello internazionale. Ma quante di queste risorse sono impiegate in lavori subordinati con diversi gradi di responsabilità e, soprattutto, qual è il ruolo delle donne nell’ambito della creazione e della gestione di imprese turistiche? E quali le opportunità e le sfide che esse si trovano ad affrontare? 

Domanda - Quali sono i numeri dell’occupazione femminile nel turismo a livello europeo?

Valeria Minghetti - Secondo i dati forniti da Eurostat, nel 2014 quasi 6 persone su 10 occupate in attività turistiche cosiddette core (ricettivo, ristorazione e intermediazione) sono donne, contro circa 4 su 10 nei servizi e poco più di 3 su 10 in attività economiche non finanziarie.E l’industria turistica sembra offrire le maggiori opportunità di impiego all’universo femminile. Le donne sono la maggioranza degli occupati nel turismo in quasi tutti i paesi UE, come si può vedere dalla figura. In particolare nelle Repubbliche Baltiche, in Polonia e in Slovacchia, dove raggiungono oltre il 65% degli addetti.

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In Italia, le donne sono il 54% degli addetti, ma la maggioranza con mansioni soprattutto operative (65%, contro il 59% in media sugli addetti totali), mentre ancora limitata è la loro presenza in ruoli manageriali (il 14% delle addette riveste tali posizioni), che risulta comunque in crescita negli ultimi anni. Secondo i dati presentati all’ultima fiera “Fare Turismo” a marzo di quest’anno, sul totale dei manager turistici presenti in Italia, il 46% sono donne.

Domanda - E qual è invece la situazione a livello imprenditoriale? Quante sono le imprese create da donne?

Valeria Minghetti - Nonostante a livello di occupazione dipendente le donne prevalgano in mansioni operative, il turismo è anche uno dei settori dove più significativa è l’incidenza di imprese create e gestite da donne. Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Infocamere-Confcommercio, nel secondo trimestre del 2015 in Italia erano presenti circa 440 mila imprese che svolgevano attività turistiche core, pari al 7,3% delle imprese totali. Di queste quasi il 29,5%, pari a 130 mila, sono gestite da donne, contro un tasso medio di femminilizzazione in Italia del 21,6%. Considerando, invece, l’insieme delle imprese femminili presenti nel sistema economico italiano, quelle incentrate su attività ricettive, ristorative e di intermediazione turistica rappresentano complessivamente circa il 10% delle imprese totali, contro il 22% di quelle impegnate nel commercio al dettaglio, il 16,5% in coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali e l’8,5% in altri servizi alla persona.

Domanda - La presenza di imprenditrici varia tra un comparto turistico e l’altro?

Valeria Minghetti - Si, il tasso di femminilizzazione è più elevato nel settore dell’intermediazione: il 37,4% delle agenzie di viaggio e dei tour operator in Italia sono creati e gestiti da donne, contro il 32,7% delle imprese del ricettivo ed il 28,6% delle imprese della ristorazione, come evidenziato nella figura. Dei tre è comunque la ristorazione il comparto in proporzione preferito dalle donne imprenditrici: 8 aziende su 100 gestite da donne svolgono questo tipo di attività, contro poco più di 1 su 100 nel ricettivo e meno di 1 su 100 nell’intermediazione. Se analizziamo inoltre il tasso di crescita delle imprese registrate tra il primo e il secondo semestre 2015, si nota come le imprese femminili siano aumentate più delle imprese totali, soprattutto nelle attività turistiche core. Il tasso di femminilizzazione è vicino o superiore al 35% in tutte e tre i comparti, contro una media del 31,5% nelle imprese totali.

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Domanda - E qual è la situazione in altre attività correlate con il turismo, come quelle culturali ad esempio?

Valeria Minghetti - Le donne imprenditrici gestiscono attività museali e culturali, attività ricreative e di intrattenimento, ma anche attività sportive e servizi informativi e web, ad esempio. Sempre secondo i dati forniti da Infocamere-Confcommercio, sono circa 29 mila le imprese in mano alle donne su oltre 111 mila che gestiscono attività nei comparti sopra citati, pari al 26% delle imprese totali. Il tasso di femminilizzazione risulta in proporzione più elevato nelle attività informative/web (28,8%) e ricreative (28,0%), mentre più contenuto in quelle sportive (22,3%). Per le attività museali e culturali siamo al 26,6%, incidenza comunque superiore alla media italiana (21,6%). Anche in questo caso, se analizziamo il tasso di crescita delle imprese registrate tra il primo e il secondo trimestre 2015, si nota come le imprese femminili nei quattro comparti correlati al turismo siano aumentate al pari o più delle imprese totali, fatta eccezione per le attività sportive (22,2% contro una media di 31,5%).

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Domanda - C’è una maggiore presenza delle donne nelle imprese turistiche artigiane?

Valeria Minghetti – Si. Se, in generale, il tasso di femminilizzazione nelle imprese artigiane è in media più basso di quello calcolato sulle imprese totali (15,7% contro 21,6%), nelle attività turistiche dove l’imprenditore ha un ruolo prevalente nel processo produttivo tale incidenza diventa decisamente più elevata. in particolare, nelle attività ricreative, le donne imprenditrici sono il 51% ( 2.300 su 4.539 imprese) , mentre in quelle di informazione e servizi web il 46% (2.247 su 4.899 imprese).  La Figura 4 mette a confronto il tasso di femminilizzazione delle imprese artigiane e totali che svolgono alcune delle attività turistiche core e correlate nel secondo trimestre 2015.

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Domanda - Per valutare la vivacità del vivaio imprenditoriale femminile è interessante anche capire qual è il contributo delle donne alla creazione di startup turistiche.

Valeria Minghetti – Sicuramente. Secondo Unioncamere, delle oltre 5 mila start up innovative presenti nel Registro Nazionale a fine 2015, appena 1 su 8 è stata creata da donne (13% circa), ma c’è chi dice che l’incidenza reale non superi il 7-8%, contro il 21,6% per le imprese già in attività. Tuttavia, la dinamica dell’ultimo anno è risultata molto elevata, con un incremento pari al +50% in 12 mesi. Riguardo alle startupper turistiche, queste sono una decisa minoranza. Sempre secondo i dati dal Registro Nazionale, unica fonte di dati attualmente disponibile, delle startup iscritte, appena lo 0,8% (44) sono turistiche e, di queste, il 16% (7) dichiara una presenza femminile forte o maggioritaria. La maggior parte è nata tra il 2013 e il 2016 e opera nel settore dell’intermediazione (attività di Adv e TO). In media ha meno di 4 addetti, un valore di produzione inferiore a 100 mila Euro e un valore di capitale da 5 a 10 mila Euro. La forma giuridica maggiormente adottata è quella della Srl.

Domanda - Se volessimo condensare gli aspetti che caratterizzano l’essere imprenditrice nel turismo, quali sono gli elementi chiave a tuo parere?

Valeria Minghetti - Diventare imprenditrice nel turismo rappresenta un’opportunità ma anche una sfida per le donne che decidono di lanciarsi in questa avventura. Tre sono i mondi che si confrontano: quello del turismo, quello dell’imprenditorialità e quello del femminile.

Il turismo come prodotto fortemente esperienziale richiede a chi ci lavora di sviluppare alcune competenze specifiche e di essere consapevoli di alcuni aspetti cruciali. In particolare, la capacità di accogliere e soddisfare le esigenze del cliente; la flessibilità, intesa sia in termini temporali, ossia di tempo dedicato all’attività, che cognitivi, cioè la capacità di adattamento alle situazioni; l’autonomia decisionale e gestionale; la creatività; la consapevolezza dell’importanza di essere connessi in modo costante, sia in senso fisico che virtuale; l’abilità di fare rete con i fornitori e gli altri attori della filiera turistica; la multifunzionalità, ossia la capacità di giocare più ruoli.

Guardando, invece, al mondo imprenditoriale, essere un imprenditore significa avere una chiara visione strategica del business, essere abili nel “leggere” il mercato e cogliere i punti di forza e di debolezza della propria offerta e della propria organizzazione, ma anche avere una buona dose di creatività per apportare soluzioni innovative e la capacità di decidere rapidamente e di portare avanti le proprie decisioni con energia e convinzione. In pratica, in una PMI, vuol dire essere al contempo un buon imprenditore e un efficace manager.

Con riferimento al mondo del femminile, qui sono le caratteristiche specifiche dell’”altra metà del cielo” ad essere prese in considerazione, non solo quelle effettive ma anche quelle frutto di stereotipi sociali, per evidenziare quali di queste rappresentano una reale opportunità per un’efficace leadership al femminile. Tra quelle maggiormente riconosciute alle donne rispetto agli uomini vi è la cosiddetta “intelligenza emotiva”, concetto ampiamente discusso in psicologia (vedi, ad esempio, i saggi di Goleman), che fa riferimento a un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie e le altrui emozioni. Due studi recenti, uno pubblicato sulla rivista Markup e l’altro sulla Harvard Business Review, giungono a due conclusioni diverse in merito all’influenza che l’intelligenza emotiva può avere sia sul ruolo femminile all’interno dell’azienda (e quindi anche a livello imprenditoriale) che sull’azienda stessa.

Domanda - Quali sono i risultati di questi due studi? L’intelligenza emotiva è un alleato o un ostacolo per l’imprenditrice? 

Valeria Minghetti - Il primo studio, svolto tra il 2011 e il 2015 raccogliendo dati su 55 mila professionisti con diversi ruoli manageriali in 90 paesi, sottolinea il valore competitivo dell’intelligenza emotiva, di cui le donne vengono riconosciute maggiormente dotate rispetto agli uomini sulla base di dodici parametri di valutazione. In particolare, secondo l’Emotional and Social Competency Inventory (ESCI), le donne ottengono il punteggio più alto in tutti i parametri (tra cui orientamento al risultato, adattamento, abilità in formazione e tutoraggio, gestione dei conflitti, empatia, lavoro di squadra, propensione alla leadership, ecc.), ad eccezione dell’autocontrollo, dove non si osservano differenze di genere.

Il secondo studio, svolto nel 2015, se conferma la maggiore presenza dell’intelligenza emotiva nelle donne con ruoli di leadership rispetto agli uomini, evidenzia tuttavia come essa implichi l’assunzione di un ruolo e lo svolgimento di alcune attività (tra cui, ad esempio, la gestione dei conflitti) che consumano tempo e che possono quindi rivelarsi dannosi, sia per lo sviluppo della propria carriera che per la gestione di una impresa al femminile. Da ciò discendono alcuni consigli per aiutare le donne ad essere consapevoli circa l’uso del proprio tempo, ad adottare un mix di stili di leadership e a mantenere un dialogo aperto con colleghi, superiori e subordinati circa i costi e i benefici della collaborazione.

Domanda - Concludendo, l’imprenditrice turistica dovrebbe allinearsi maggiormente ad un “modello maschile”?

Valeria Minghetti – No, le differenze di genere non vanno annullate, in quanto sono importanti per mantenere una diversità di approcci e di prospettive, utile nella risoluzione dei problemi. Va però detto che le donne tendono spesso a considerarsi meno competenti degli uomini, mentre gli uomini tendono a sopravvalutarsi. Le ricerche illustrate in precedenza dimostrano, invece, che la realtà è spesso il contrario di quanto dichiarato. L’incontro tra questi tre mondi, turismo, imprenditorialità e femminile, ha quindi ottime potenzialità per produrre risultati di valore. 

minghetti 400x400Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Chief Senior Researcher presso il CISET, Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica , fondato dall’Università Ca’ Foscari Venezia e dalla Regione del Veneto. Ha 20 anni di esperienza nell’ambito dell’attività di ricerca e formazione su tematiche turistiche ed ha lavorato in diversi progetti per conto di organizzazioni nazionali ed internazionali (ISTAT, EUROSTAT, Commissione Europea, UNWTO, OECD, ecc.). Tra i suoi principali ambiti di ricerca e consulenza: analisi della domanda turistica e previsioni sull’andamento dei flussi; sviluppo e integrazione di statistiche sul turismo; effetti della diffusione dell’innovazione tecnologica nell’industria turistica e a livello di destinazione; sviluppo e impatto economico del turismo a diverse scale territoriali. Valeria Minghetti è stato membro del Comitato Direttivo di IFITT - International Federation for Information Technology and Travel&Tourism. Attualmente è membro del Comitato Scientifico di ENTER e del comitato editoriale di JITT (Journal of Information Technology and Tourism) ed è stata coordinatore del Comitato Scientifico di ITIT (Conferenza Italiana su Innovazione e Tecnologie dell’Informazione nel Turismo). E' inoltre reviewer per diverse riviste scientifiche internazionali (Journal of Information Technology in Hospitality, International Journal of Tourism Research, Current Issues in Tourism, Annals of Tourism Research, lma Tourism, ecc.) e dal 2014 è Associate Editor di Tourism Recreation Research.

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