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Sabato, 01 Ottobre 2016 19:40

Ospitalità e Territorio, la chiave di volta e di svolta

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Ospitalità e Territorio, la chiave di volta e di svolta

L'ospitalità è la parola chiave da cui ripartire o partire nel settore ricettivo e non solo. Se è vero che essa è in gran parte innata, è vero anche che è frutto della cultura e dell'educazione e che andrebbe coltivata in ciascuno di noi. Per chi di essa ne vuol fare un mestiere però le cose cambiano, diventa una condizione imprescindibile di cui nel mondo del turismo ci si è spesso dimenticati e di cui le nuove realtà hanno "approfittato" per caratterizzarsi come una novità. Ma la risposta è semplice, basta lavorare in questa direzione recuperando il legame con il territorio, di cui ognuno è ambasciatore. Gli esempi virtuosi sono molti e di tutto questo si è ampiamente discusso al Festival dell'Ospitalità, appena conclusosi nella splendida cornice di Scilla, in Calabria.

Domanda - Paradossalmente sembra che in Italia manchi la cultura dell'ospitalità sulla quale invece fanno leva tutte le nuove realtà o formule ricettive. Si può educare e insegnare l'ospitalità? 

Francesco Biacca - Alessio Neri - L'ospitalità a nostro avviso ha due facce: una è quella innata, che ognuno di noi ha dentro e che è caratterizzata dalla sua educazione, dalla storia che ha alle spalle, dal luogo in cui vive e da come la società in cui è immerso intende "l'essere ospitali"; l'altra faccia della medaglia è invece quella più professionale, quella legata al saper cogliere le opportunità e al sapersi rapportare con i propri ospiti, turisti/viaggiatori e, forse, solo in ultima istanza clienti. 

Ecco, se la prima è una condizione praticamente innata, la seconda è possibile costruirla ed è uno degli obiettivi più ambiziosi del Festival dell'Ospitalità: far capire agli operatori e professionisti del turismo calabrese e di tutto il meridione che modelli di ospitalità di successo sono possibili grazie ad alcune pratiche e ad alcuni modi di fare che nella rivoluzione della ricettività in atto sono più a portata di mano e, spesso, sono anche le scelte più economiche.

Il punto centrale è il legame con il proprio territorio: tour e attività collegati alla ricettività che consentano di scoprire le piccole curiosità di un luogo fuori dai soliti flussi turistici, l'utilizzo per colazioni e pasti di cibi e prodotti locali e a km0, una rete di collaborazioni con i principali artigiani del territorio per forniture e workshop esperenziali sono solo alcune delle "pillole" di ospitalità che possono essere sicuramente insegnate ad imprenditori e professionisti del turismo proattivi e volenterosi. 




Domanda - La Calabria, come del resto tutta l'Italia, è una regione bella e con un potenziale turistico elevato mai concretizzatosi, quali sono le opportunità reali per il turismo nel futuro? 

Francesco Biacca - Alessio Neri - Le opportunità della Calabria sono esattamente quelle individuate dal recente piano di sviluppo del turismo italiano stilato dall'ENIT. Piccoli borghi accanto alle principali attrazioni (come Bronzi di Riace e località di mare come Tropea), digitalizzazione dell'offerta e della "narrazione" della destinazione, internazionalizzazione dell'offerta e sicuramente - ma questo ce lo aggiungiamo noi - maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità.

In Calabria esistono 3 parchi naturali montani, all'interno dei quali esistono diverse stazioni sciistiche, tutto il territorio è disseminato di piccoli borghi con una storia unica, sia la fascia ionica che quella tirrenica sono puntellate da località marine da urlo e il cibo è di grande qualità e molto spesso hanno ancora grande rilievo le produzioni iperlocali. La sostenibilità di questo tipo di turismo è un'opportunità imperdibile, probabilmente vanno un attimo messe nel cassetto le velleità di attrazione di turismo del lusso che hanno portato quasi sempre cattedrali nel deserto e vanno approfonditi molto di più gli aspetti relativi al turismo di nicchia, per definizione destagionalizzato.

Alla base di tutto questo, chiaramente, è necessaria una profonda e valida fase di analisi dell'esistente e di progettazione concreta, collaborativa e a lungo termine delle azioni future. In questo senso l'ecosistema digitale è fondamentale per costruire una strategia che possa portare benefici concreti il prima possibile.




Domanda - L'industria del Turismo, quella tradizionale, è in crisi per l'affermazione di nuovi modelli e realtà che partendo dalle singole località sono emerse con forza nel settore dell'ospitalità. E' questa la strada da percorrere? 

Francesco Biacca - Alessio Neri - E' di pochi giorni fa la notizia dell'acquisto di AirBnB di una start up francese che mette in connessione esperti locali con i turisti. Sembra chiaro che il colosso dell'ospitalità "non convenzionale" (all'interno della quale ormai sono presenti hotel di ogni ordine e grado, B&B, agriturismi, affittacamere ecc) punta non solo a favorire l'ospitalità ma anche a collegarla con il mercato del tours&activities. Ecco nessuno ha impedito ad un'azienda turistica tradizionale di sviluppare business su questi aspetti e sicuramente molti lo stanno già facendo.

Quello che serve ai tradizionali, così come in tutti i mercati stravolti dall'ecosistema digitale, è re-inventarsi, capire dove stanno le opportunità (perché ce ne sono) dedicarsi al benessere delle proprie nicchie di riferimento e legarsi a doppio filo con il proprio territorio. In fondo le strutture ricettive sono tra i primi ambasciatori di una destinazione e in questo senso a nostro avviso devono sviluppare il loro business e costruire una rete di valore all'interno della propria zona di competenza senza alimentare concorrenza e gelosie, ma collaborando in maniera onesta e sincera.

La rete non è solo uno strumento, è diventato un modo di essere e di fare, anche business e turismo. 




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