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Venerdì, 19 Gennaio 2018 11:33

Le recensioni tra diritto dell'informazione e della privacy e tutela dell'onore e della reputazione

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Ruben Razzante, Professore di Diritto dell'informazione e della comunicazione all'Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma Ruben Razzante, Professore di Diritto dell'informazione e della comunicazione all'Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma

Se indiscutibile è il potere assunto dalle recensioni online, fortemente discutibile è l'assenza di regole che garantiscano recensori e recensiti. L'argomento non è nuovo e coinvolge diversi aspetti in tema di diritto dell'informazione e privacy in rete, che abbiamo già approfondito con Ruben Razzante, Professore di Diritto dell'informazione e della comunicazione all'Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma. Vediamo ora quali sono le più recenti evoluzioni del fenomeno, tra cui la tendenza dei recensiti a provare a far valere le proprie ragioni in termini di tutela dell'onore e della reputazione.

Domanda - Cosa rappresentano le recensioni oggi per recensori e recensiti?

Ruben Razzante - Stiamo assistendo a una progressiva svalutazione delle recensioni, che sempre meno, secondo me, influenzano le scelte dei vacanzieri o di chi decide di andare a cena in un ristorante. Siamo infatti di fronte a una bulimia di commenti e interpretazioni, che alimentano una certa relativizzazione dei giudizi e di fatto disorientano il lettore, che alla fine sceglie più sulla base dell'istinto e della curiosità che non del contenuto delle recensioni.

Domanda - Quali sono le principali distorsioni del fenomeno delle recensioni che sempre più regolano la nostra vita quotidiana?

Ruben Razzante - Le principali distorsioni risiedono nel fatto che moltissime recensioni sono pilotate e ispirate a logiche partigiane e pubblicitarie. La gente a volte diffida, e fa bene, altre volte, di fronte a recensioni troppo encomiastiche, sorvola e le prende proprio come una prova di debolezza della struttura alberghiera o del ristorante. 

Domanda -  Quali sono gli strumenti o le possibili soluzioni per riportare l'inarrestabile meccanismo delle recensioni in linea con la tutela dei diritti dell'informazione e della privacy?

Ruben Razzante - Secondo me bisognerebbe agire a due livelli: da una parte applicare anche alle recensioni, con massima puntualità, le norme sulla lesione dell'onore e della reputazione, che nel web spesso non trovano attuazione; dall'altra, adottare meccanismi anche tecnologici di certificazione della paternità di recensioni e giudizi di valore su strutture alberghiere o luoghi di ristorazione.

Visto che è un tema molto attuale, direi che in questo settore circolano moltissime fake news che l'utente-consumatore ha ormai imparato a riconoscere. Casi di strutture mediocri e usuali spacciate per resort megagalattici o di ristoranti di basso livello incensati come templi della ristorazione sopraffine sono all'ordine del giorno.

Domanda -  Un albergo di Bologna ha deciso di applicare una multa a commenti ritenuti gravemente lesivi e negativi per la struttura e per i dipendenti, autotutelandosi.

Ruben Razzante - Mi sembra una reazione assai discutibile. Nella nostra democrazia esiste la libertà di manifestazione del pensiero e quindi ciascuno di noi può esercitare liberamente il diritto di critica.

La giurisprudenza consolidata ritiene che la critica debba essere argomentata e non pregiudiziale, cioè deve spiegare le ragioni di un giudizio negativo. Dire che un albergo è sporco può essere diffamazione. Se, però, accanto a quel giudizio si indicano le ragioni per le quali l'albergo è sporco e si raccontano fatti veri e documentati, non si capisce cosa possa obiettare l'albergatore.

Le recensioni negative, quindi, sono lecite, se fondate su fatti veri, riscontrati sul posto dagli ospiti.

Ruben Razzante è Professore di diritto della comunicazione per le imprese e i media, di diritto europeo dell’informazione e di diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano, di diritto dell’informazione all’Università Lumsa di Roma e di deontologia giornalistica alla Pontificia Università Lateranense. 
E’ consulente Rai per i rapporti col governo e per la preparazione del Contratto di servizio Stato-Rai.  Per il quadriennio 2015-2019 è stato nominato da Confindustria rappresentante delle emittenti radiotelevisive all’interno del Comitato Consultivo Permanente per la tutela del diritto d’autore, organismo costituito presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Collabora come editorialista con alcune testate italiane ("Il Giorno", "Oggi", "La nuova bussola quotidiana", "L’Huffington Post") e ha dato alle stampe tre volumi (“Giornalismo e comunicazione pubblica”, “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione”, "Informazione: istruzioni per l'uso. Notizie, Rete e tutela della persona"), adottati in moltissimi atenei italiani.
Ha inoltre curato l’aggiornamento dell’Enciclopedia dei saperi del giornalista e insegna ai corsi di preparazione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione giornalistica e ai corsi di aggiornamento obbligatori per tutti i giornalisti italiani. Dal 2008 al 2017 è stato consigliere d'amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni. 

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