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Domenica, 19 Gennaio 2014 23:24

TripAdvisor e le false recensioni

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TripAdvisor e le false recensioni

Da diverso tempo ormai è guerra tra TripAdvisor e gli albergatori sul tema delle false recensioni. TripAdvisor non richiede la prova del soggiorno e le recensioni sono anonime. Questo ha portato al verificarsi di recensioni false a pagamento, con società che ne vendono pacchetti. Tra l'altro, TripAdvisor declina ogni responsabilità sui contenuti, pur essendone a tutti gli effetti il proprietario, e rifiuta il concetto di tracciabilità dell’utente invocando la democrazia 2.0. Il tema è complesso e chiediamo un parere al Prof. Ruben Razzante, docente di diritto dell'informazione e della comunicazione all'Università Cattolica e autore di un seguitissimo "Manuale di diritto dell'informazione e della comunicazione", di cui ha di recente pubblicato il suo ultimo aggiornamento (Cedam, 2013, sesta edizione).


librorubendefRuben Razzante- E' sempre più difficile tutelare i diritti tradizionali in Rete. L'esempio di TripAdvisor è indicativo di come siano possibili mistificazioni e deformazioni della realtà in mancanza di controlli. Non è leggenda la notizia in base alla quale alcune società pagherebbero per farsi fare commenti positivi su TripAdvisor oppure, al contrario, per denigrare competitors attraverso massicce dosi di commenti negativi. E questo succede per ristoranti, alberghi, location di vario tipo. Ci vorrebbero forme di autoregolamentazione da parte degli operatori, ma TripAdvisor, in quanto colosso internazionale, bypassa ogni forma di tutela tradizionale dell'onore, della privacy, della dignità, dell'immagine e vive di traffico pubblicitario, per cui non ha alcun interesse a sottoporsi al vaglio dei legislatori nazionali ed europei. Per questo ritengo il problema di difficile risoluzione. Il diritto ha le armi spuntate e casi come quello di Brescia o come quello di Bologna sono destinati a ripetersi in mancanza di un'autodisciplina degli operatori. Il fatto che TripAdvisor rifiuti il concetto di tracciabilità è indicativo senz'altro della sua volontà di non sottoporsi ad alcuna forma di verifica delle informazioni che pubblica.

D- Nel frattempo, TripAdvisor ha creato un team antifrode a Londra formato da settanta persone. Il problema non sono le recensioni, essere contro sarebbe come dire di essere contrari alla libertà di stampa e di espressione. Il problema è se la stampa è libera o di regime, per esempio.

Ruben Razzante- La stampa è libera quando i contenuti informativi sono ispirati ai principi di verità e di interesse pubblico. Purtroppo in Rete la circolazione delle informazioni incrocia troppo spesso gli interessi commerciali e pubblicitari. E' certamente meritorio lo sforzo di TripAdvisor di creare un team antifrode che funga quanto meno da deterrente scoraggiando sciacalli e avventurieri della Rete. Il confine da tutelare rimane quello della tutela dei diritti della persona: quando le notizie pubblicate on line ledono altri diritti ugualmente meritevoli di tutela come l'onore, la reputazione, la privacy, l'immagine, devono scattare sanzioni per i trasgressori e, in mancanza di una loro precisa individuazione, anche la rimozione dei contenuti incriminati.

D- A questo si aggiunge anche il tema della diffamazione online, della quale non dovrebbe rispondere solo chi diffama ma anche chi accoglie e dà visibilità alla diffamazione. TripAdvisor ha la sede negli USA: gode di extraterritorialità.

Ruben Razzante- La diffamazione on line presenta due profili problematici: quello dell'individuazione del foro responsabile e quello dell'individuazione dei responsabili. Il foro competente, secondo la giurisprudenza consolidata, è quello del luogo in cui il soggetto leso dall'articolo diffamatorio ha subito il maggior danno. Il responsabile è chiaramente l'autore dell'articolo e, in solido, il direttore responsabile del sito. Ma quando le notizie sono prive di paternità non ci si può che rivolgere alla magistratura affinché incarichi subito la polizia postale di rimuovere i contenuti diffamatori. Se poi questi contenuti sono già stati indicizzati dai motori di ricerca, diventa molto più problematica la loro rimozione.

D- La rete e i social network stanno esasperando alcuni diritti come quello dell'informazione, oggi diffusa, accessibile a tutti e veloce, del diritto di cronaca e della libertà di espressione e di opinione ma nello stesso tempo ne stanno limitando altri come quello della privacy. Come la giurisprudenza ci viene in aiuto ed è sufficiente?

Ruben Razzante- La privacy sui social network dipende essenzialmente dagli utenti. Più che di tutela bisognerebbe parlare di autotutela, perché ciascuno di noi deve sapere che un'informazione inserita su un social network viene praticamente consegnata illimitatamente e perpetuamente nelle "mani" tutt'altro che rassicuranti dei gestori di quel social network, che la utilizza per varie finalità, non ultime quelle pubblicitarie e commerciali. Il segmento che va sotto il nome di behavioural advertising, cioè di pubblicità comportamentale è sempre più diffuso e consiste nella profilazione degli utenti attraverso lo studio sistematico dei loro comportamenti di navigazione in Rete. Tutto questo negli Usa è stato limitato attraverso forme di autoregolamentazione da parte dei provider e degli over the top che hanno assicurato il rispetto di alcuni principi, non ultimo quello della privacy. In Italia siamo ancora in ritardo. In generale è l'Europa che è in ritardo. C'è da sperare che la riforma della privacy in discussione in sede europea possa prevedere maggiori diritti per cittadini e imprese che devono avere la certezza di non essere spiati e di non essere costantemente monitorati nei loro comportamenti di navigazione. Per ora solo la giurisprudenza, cioè un insieme di illuminanti sentenze, ha cercato di porre un argine alle violazioni sistematiche dei diritti degli utenti. Alcune pronunce giurisprudenziali esonerano i provider da ogni responsabilità, altre invece li responsabilizzano cercando di trovare un punto di incontro tra libertà di espressione e tutela degli altri diritti come la privacy, ugualmente meritevoli di tutela. Ma la strada è ancora lunga e non s'intravvede una frontiera giuridica certa per la tutela dei diritti.

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