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Sabato, 24 Maggio 2014 21:46

Lo sviluppo attraverso l'albergo diffuso

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Lo sviluppo attraverso l'albergo diffuso

In provincia di Lecce, nel cuore del Salento, grazie all'utilizzo di fondi comunitari dedicati allo sviluppo delle aree rurali, il Gruppo di Azione Locale (GAL) "Capo Santa Maria di Leuca", ha dato vita a un albergo diffuso che, con 30 strutture abitative e 70 posti letto, ha consentito il recupero di un borgo altrimenti destinato all'estinzione. Non è un caso isolato e può rappresentare un esempio e modello di sviluppo turistico in alternativa alle modalità più tradizionali. Abbiamo chiesto ad Antonio Lia, tra i promotori del progetto, di condividere questa sua positiva esperienza che ha portato il comune di Specchia a essere accreditato tra i borghi più belli d'Italia.

D- L'albergo diffuso rappresenta la nuova tendenza del mondo dell'ospitalità?

R- Posso dirle con certezza che l'idea dell'albergo diffuso attrae molto la gente. In realtà poi altro non è che quello che un tempo chiamavamo affittacamere ma che detto in altro modo assume appunto un altro fascino. Sono davvero molte le persone che oggi desiderano andare in vacanza in luoghi che possono vivere e conoscere appieno, per vivere in quel contesto e conoscere le usanze locali, per vivere la vita del paese appunto. Proprio in quest'ottica, tra l'altro, noi stiamo rivolgendo la promozione al Nord Europa cercando di catturare i flussi migratori verso l'Australia per portarli da noi.

D- Potrebbe quindi essere questo un modello di sviluppo per 15.000 borghi italiani? 

R- Noi abbiamo realizzato a Specchia un progetto che ha finanziato strutture che altrimenti sarebbero rimaste abbandonate a se stesse e improduttive. Le case non sono state toccate nella loro struttura originaria e hanno mantenuto tutte le caratteristiche inalterate. Si trattava di case di emigranti e di figli di emigranti, che così ne mantengono la proprietà e ne traggono anche un guadagno. Inizialmente abbiamo gestito noi gli appartamenti tramite una cooperativa ma ora i proprietari li hanno riscattati e li gestiscono individualmente. La nostra quindi è stata un'iniziativa di successo che ha coinvolto anche altri comuni perchè ha creato un clima e un ambiente turistico laddove prima non c'era oltre chiaramente a risolvere il problema dell'occupazione e dello spopolamento. Perciò, diciamo copiateci, fate come noi e vogliamo essere di stimolo ad altri appunto perchè l'albergo diffuso porta al recupero dei borghi, crea opportunità di lavoro per i giovani, ristorazione, turismo. E anche per questa ragione saremo presenti alla fiera Eire, nell'area dedicata al Turismo, per cercare di coinvolgere altri Sindaci e operatori in questa direzione.

D- Quali sono allora i principali ostacoli e difficoltà alla sua diffusione?

R- Il modello regge ma soltanto se c'è la volontà e l'impegno del Comune al recupero del borgo. Io posso ristrutturare la mia casa anche privatamente senza contributi ma se poi il comune non procede con la sistemazione del borgo, non serve a nulla. Il modello, quindi, a mio parere non è diffuso perchè molti sindaci non hanno sufficiente "passione" per il proprio comune, non sentono il comune come la propria casa.

 

Eire, la fiera del Real estate alberghiero italiano in programma a Fieramilanocity dal 26 al 28 giugno, nell'area dedicata Tourism for Italy, riserverà una particolare attenzione anche a questa nuova tendenza dell'hospitality che sta diventando sempre più popolare e che grazie alla riqualificazione di strutture esistenti, ha già consentito ad alcune aree del Paese di scongiurare il rischio spopolamento.

E' il caso del progetto di rigenerazione urbana curato dall'imprenditore Daniele Kihlgren che, negli ultimi anni, ha rilanciato due piccoli centri grazie alla ristrutturazione di stabili in disuso: a Santo Stefano di Sessanio, un borgo medievale di 120 abitanti in provincia de L'Aquila, sono state create 27 camere con 55 posti letto in edifici disseminati lungo 13 vie e piazze e a Matera, una struttura ricettiva è stata ricavata nelle grotte nei celebri Sassi. Le iniziative coniugano tradizione e innovazione: oltre agli interventi di recupero del materiale architettonico, sono state adottate tecniche sofisticate di teleriscaldamento e telegestione. In un più ampio piano di recupero di 35 borghi lucani, inoltre, nel quadro del programma operativo Val d'Agri, in Basilicata, è infatti allo studio un progetto pilota per la riqualificazione di Brienza, in provincia di Potenza che, se andrà in porto, grazie al coinvolgimento di gestori privati, porterà in un centro di 4.000 abitanti un albergo diffuso con 400 posti letto, che si avvarrà di un centro servizi, di una spa e di un ristorante ricavati negli edifici d'epoca. Lo studio di fattibilità, curato dalla Dedalo Srl, sarà presentato proprio a Eire dove gli enti coinvolti illustreranno ai gruppi alberghieri l'opportunità offerta dalla gestione in comodato d'uso gratuito, per 99 anni, del patrimonio immobiliare, che sarà rinnovato dalla Regione con un moderno sistema di infrastrutture (acquedotto, gasdotto, rete elettrica).

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