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Mercoledì, 24 Luglio 2013 08:11

Intervista a Maria Sole Tognazzi, regista del film Viaggio Sola

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Intervista a Maria Sole Tognazzi, regista del film Viaggio Sola

Raggiungo telefonicamente Maria Sole Tognazzi mentre è in viaggio, ovviamente! A differenza di quanto raccontato nel suo film, non è in viaggio da sola, ma con sua madre, Franca Bettoja. E anche questo, indirettamente, è un legame con il film. La famiglia Bettoja, infatti, ha sempre operato nel campo dell’ospitalità, con diversi alberghi, fin dal 1875.

E forse sarà anche per questo che Maria Sole Tognazzi si è sentita così coinvolta nella realizzazione di questo film.

Viaggio Sola, si sviluppa interamente attorno alla figura di una ‘ospite misteriosa’. Un ispettore in incognito che viaggia nei numerosi alberghi di una lussuosa catena internazionale per monitorarne tutti gli aspetti. Statici e relazionali.

Molti giornali hanno già parlato diffusamente del film, dei protagonisti (Margherita Buy e Stefano Accorsi), della figura femminile sempre in bilico tra la sua solitudine e i viaggi nei luoghi più suggestivi del pianeta.

Ho voluto focalizzare l’attenzione - e dunque le mie domande- proprio sul ruolo di ‘Mystery Guest’; sull’idea che Maria Sole Tognazzi si è fatta di questa professione, di come è nata l’idea di fare un film proprio basandosi su questa attività, sulla cultura della qualità di grandi catene alberghiere come quella che viene rappresentata in Viaggio Sola.

D- Nel leggere gli articoli apparsi in contemporanea all’uscita del film, le parole più citate sono state: “ospite a sorpresa”, “ispettore”, “temuto”. Lei che opinione si è fatta di questa professione?

R- L’ospite a sorpresa probabilmente è temuto perché ha il compito di svolgere un controllo preciso e maniacale e se gli alberghi non rispettano gli standard di punteggio richiesto, non possono più fare parte del Gruppo. Non è una questione di stelle e categorie (che all’estero non esiste), bensì una valutazione legata ai parametri della catena Leading. Occorre raggiungere un livello minimo di 82%.

D- Quando è entrata in contatto con la struttura alberghiera, che tipo di cultura sulla qualità del servizio ha trovato?

R- Sono alberghi molto controllati, funziona tutto benissimo. Certo, può accadere una volta che il cameriere sia nervoso o scortese. Non si può prevedere, ma dove siamo stati per girare il film sono sempre stati molto gentili, anche in momenti insospettabili, nei quali non stavamo lavorando o non era richiesto. In tutti c’è la massima attenzione al dettaglio.

D- Il film mostra l’ansia e la paura degli addetti, l’ha trovata davvero o è un’enfatizzazione cinematografica?

R- Sono veramente attenti per raggiungere il punteggio necessario e sono più di ottocento le domande del questionario, quindi sì, c’è tensione. Il controllo è severissimo, in ogni settore. Dal check in alle camere, al ristorante.

D- Ha avuto modo di soggiornare in quei fantastici hotel e di immaginarsi ospite in incognito, che cosa ha trovato difficile controllare? Gli aspetti statici (arredi, pulizia, etc.) oppure gli aspetti relazionali con il personale (capacità di ascolto, di anticipazione dei bisogni del cliente, di gestire imprevisti e obiezioni, etc.)?

R- Dipende dall’albergo. Certo il personale è speciale. Attento all’equilibrio tra il non essere troppo invadente e l’essere a disposizione se hai bisogno di qualcosa. E’ sempre tutto molto curato e, se fossi io a dover segnalare qualcosa, sarebbe il tempo di attesa al check in. Purtroppo capita spesso che ci siano lunghe attese e non è facile rispettare i tempi. Ci sono stati alberghi dove abbiamo girato dove le attese sono state più lunghe del previsto. Non è una questione di pulizia e ordine, ma ad esempio sono importanti i tempi nei quali viene portato il room service. Occorre che tutto sia perfetto.

D- Come è nata l’idea di prendere proprio questo tipo di professione?

R- Francesca Marciano,una dei tre sceneggiatori insieme a Ivan Cotroneo e a me, aveva letto delle cose su questo lavoro e ne era rimasta incuriosita. Era un lavoro divertente, mai stato raccontato al cinema, così abbiamo iniziato a guardare su internet e a scovare informazioni su questo lavoro, fino ad arrivare alla Leading.

D- Che tipo di competenze pensa che debba avere un buon Mystery Client? E quanto conta secondo lei la capacità ‘attoriale’ dei Mystery Client e la perfetta interpretazione della sceneggiatura assegnatagli?

R- Le competenze di un ispettore in incognito solitamente sono la provenienza da scuole alberghiere o da esperienze in questo settore o marketing o formazione. Ed è vero che sono un po’ degli attori. Questa è la cosa divertente che ho detto spesso anche a Margherita mentre spiegavo il suo ruolo. Devono fingere di essere delle altre persone. Questo è molto importante. Devono recitare la parte in un mondo tradizionalmente di ricchi e soggiornare in luoghi che abitualmente non potrebbero permettersi (e come loro, quasi tutte le persone normali…)

Ci sono molte altre cose di cui avrei voluto parlare con Maria Sole Tognazzi. Anche per la sua naturalezza e la sua cortesia e disponibilità. Ma mi dispiaceva sottrarla ulteriormente agli impegni del viaggio. Ci siamo salutate con le dita incrociate per l’appuntamento di Cannes e con un arrivederci. Al prossimo viaggio? 

Intervista di Nicoletta Cicalò, Responsabile Innovazione e Creatività di Susanna Gonnella Srl, per Hospitality News.

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