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Martedì, 01 Ottobre 2019 15:45

Thomas Cook: Mibact apre tavolo di lavoro

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Thomas Cook: Mibact apre tavolo di lavoro

Sulla crisi del tour operator inglese Thomas Cook è stato aperto questa mattina, presso l’Enit, un tavolo di confronto con i rappresentati del settore alla presenza di Lorenza Bonaccorsi, Sottosegretaria al Ministero per i Beni, le Attività culturali e per il Turismo. Federalberghi ha presentato un pacchetto di proposte al Governo.

Dall'incontro tra le organizzazioni imprenditoriali del settore turismo e il sottosegretario al turismo on.le Lorenza Bonaccorsi, per l’esame delle problematiche generate dal fallimento del gruppo Thomas Cook, tour operator europeo che ha lasciato sul terreno debiti per oltre due miliardi di euro, buona parte dei quali relativi a prestazioni di servizi rese da aziende turistico ricettive italiane e di altri paesi del Mediterraneo. 

L'onorevole Bonaccorsi sottolinea come sia importante capire prima di tutto i numeri e la portata delle ricadute negative di questa vicenda per il nostro Paese, ragione per cui gli operatori stanno ultimando, in questi giorni, un monitoraggio di tutte le strutture e i lavoratori coinvolti. Dagli operatori è emerso - fino ad ora - una situazione di criticità limitata ad alcune zone d’Italia. 

Federalberghi e le altre organizzazioni aderenti al sistema Confcommercio hanno elaborato un pacchetto di proposte, che è stato consegnato al sottosegretario Bonaccorsi, chiedendo al Governo di adottarle con urgenza per attenuare l'impatto diretto causato dal fallimento e per scongiurare il rischio di un effetto domino, che potrebbe determinare a cascata il fallimento di molte aziende italiane con gravi contraccolpi per l'occupazione.

    In estrema sintesi, tale pacchetto prevede

  • l'attivazione di un credito di imposta temporaneo, di importo proporzionale al credito verso vantato verso il gruppo Thomas Cook, per evitare che le imprese vadano in crisi di liquidità;
  • la definizione di un regime di IVA per cassa per tutte le fatture emesse e da emettere nei confronti del gruppo Thomas Cook, per evitare che le imprese debbano anticipare un'imposta che non hanno incassato e che potrebbero non incassare mai;
  • la svalutazione dei crediti iscritti in bilancio nei confronti del gruppo Thomas Cook, per evitare che le imprese italiane, con l'approvazione del bilancio per l'anno 2019, siano tenute a pagare imposte su ricavi teorici ed incerti;
  • l'attivazione di ammortizzatori sociali in favore dei dipendenti delle aziende coinvolte dalla situazione di crisi, con particolare riferimento a quelle che conferivano al gruppo Thomas Cook quote rilevanti della propria capacità ricettiva e che hanno già contrattualizzato il personale per far fronte agli impegni dei prossimi mesi.

Federalberghi ritiene, inoltre, che sia necessario fare necessaria chiarezza in ordine alle modalità con cui si è consumata questa vicenda, per verificare quale sorte abbiano subito i grandi flussi di danaro che sono stati incassati dal gruppo Thomas Cook nei mesi scorsi, quando milioni di turisti hanno acquistato i suoi pacchetti, pacchetti per i quali gli alberghi e gli altri fornitori hanno prestato servizi senza essere pagati o, addirittura, per i quali il viaggio ancora non è iniziato.

Inoltre, Federalberghi sta svolgendo un’indagine per rilevare l’impatto del fallimento del gruppo Thomas Cook sulle aziende alberghiere italiane. Dal 24 al 30 settembre sono state intervistate 2.094 strutture ricettive, che hanno fornito le seguenti indicazioni:

  • il 10,3% delle aziende intervistate ha ospitato o si apprestava ad ospitare clienti che hanno prenotato per il tramite di Thomas Cook nel corso del 2019 (1 gennaio – 31 dicembre);
  • nel 47,2% dei casi si tratta di alberghi a 4 o 5 stelle, nel  36,3% dei casi di alberghi a 3 stelle, nel 18,4% di alberghi a 1 e 2 stelle o appartenenti ad altre categorie;
  • si tratta di aziende ubicate su tutto il territorio nazionale, seppur con una maggiore concentrazione nelle località balneari e lacuali della Lombardia, della Sardegna, della Sicilia, della Toscana, del Trentino Alto Adige e del Veneto;
  • il 91,7% dei clienti aveva concluso il suo soggiorno prima del 23 settembre 2019 (data in cui è stata formalmente avviata in Inghilterra la procedura fallimentare), l'1,9% si trovava in azienda a tale data, il 6,4% aveva prenotato per un periodo successivo;
  • il 61,3% di tali aziende vanta dei crediti nei confronti del gruppo Thomas Cook;
  • l’importo medio dei crediti è pari a circa 118.000 euro per struttura ricettiva, ma in diversi casi si supera il milione di euro.  

Anche Confindustria Alberghi, ha partecipato al tavolo di lavoro, evidenziando che le dimensioni di un operatore come Thomas Cook sono tali da imporre di guardare a quanto accaduto in un’ottica di sistema, anche perché sono numerosi i marchi del gruppo che operano sul mercato italiano  – Neckermann tra tutti – che stanno seguendo il destino della casa madre. Attori sul mercato italiano da moltissimi anni e particolarmente presenti in alcune località del Paese.

In una nota dell'Associazione, si legge che "l’incontro di oggi con la sottosegretario Bonaccorsi, ha segnato l’attenzione del Governo e aperto la strada alla valutazione di una serie di misure che potrebbero contenere quanto meno nell’immediato l’impatto sul settore alberghiero che, per alcune aziende ed alcuni territori, rischia di essere anche molto pesante. Il sistema di regole nell’industria turistica a tutela del consumatore, pur ampiamente perfettibile, è intervenuto nella fase emergenziale. Ora però è necessaria una riflessione sul fronte delle imprese che affrontano una fase di profonda e radicale trasformazione del settore i cui esiti, nel bene e nel male, rischiano di essere difficilmente prevedibili".

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