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Mercoledì, 12 Aprile 2017 11:22

Affitti brevi e tasse: un quadro sintetico

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Rescasa Lombardia - Appartamento Rescasa Lombardia - Appartamento

Quando si parla di affitti brevi, ci si intende riferire normalmente a contratti di locazione la cui durata sia inferiore a quella ordinaria di quattro anni.

Essi trovano regolamentazione nell’art. 53 del Codice del Turismo, D. Lgs. 79/2011, il quale prevede la “locazione ad uso abitativo per finalità turistiche” ed assoggetta gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche alla disciplina degli artt. 1571 e seguenti del Codice Civile.

Pertanto l’appartamento, o una o più stanze, possono essere affittate dal proprietario privato per uso turistico con un contratto di locazione che va registrato all’Agenzia delle Entrate soltanto qualora la sua durata sia superiore a 30 giorni all’anno.

La circolare n°12 del 16 gennaio 1998 precisa al riguardo che il limite dei 30 giorni si determina computando tutti i rapporti di locazione - di durata inferiore a 30 giorni- intercorsi nell’anno con lo stesso proprietario.

Dal punto di vista fiscale i redditi derivanti dalle locazioni brevi, effettuate da un soggetto privato, rientrano tra i cd. redditi fondiari, determinati in base all’art. 37 c.4-bis del TUIR, indipendentemente che la durata della locazione sia o no inferiore a 30 giorni. Pertanto occorre compilare il quadro B, relativo ai redditi dei fabbricati nel modello 730 e il quadro RB nel modello Unico.

Anche per le locazioni brevi è possibile usufruire della cd. cedolare secca, un regime facoltativo che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali, a condizione che la locazione avvenga tra soggetti privati e che l’immobile sia ad uso abitativo. L’aliquota da applicare, in tal caso, è pari al 21%, che va calcolato sull’importo del canone complessivo.

Un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, risalente al 2011, ha confermato che l’opzione per la cedolare secca è ammessa anche in presenza di locazioni di singole stanze dell’appartamento.

Resta inteso che, qualora il contribuente intenda registrare il contratto senza aderire al regime di cedolare secca, dovrà versare l’imposta di registro pari al 2% sul canone , con un importo minimo di 67 euro, nonché l’imposta di bollo.

Per quanto concerne le imposte locali, esse vanno naturalmente pagate al Comune nel quale è ubicato l’immobile, o la stanza affittata.

L’IMU è  attualmente dovuta esclusivamente sulle seconde case dal proprietario dell’immobile e, anche nel caso in cui vengano affittate singole stanze della casa in cui il proprietario risiede, l’immobile non perde la qualificazione di abitazione principale.

La  TASI, tassa sui costi indivisibili del Comune, in seguito alla legge di Stabilità del 2016, è stata abolita, sulla prima casa non di lusso, per gli affittuari che locano l’immobile, come prima abitazione,  per periodi superiori a 6 mesi l’anno anche non consecutivi. Pertanto, sugli affitti brevi, la tassa è completamente a carico del locatore proprietario. Stessa regola, dei 6 mesi, anche per la TARI, tassa sui rifiuti solidi urbani.

A cura di Massimo Costa, Segretario Generale Rescasa

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